Archive for December, 2005

Il Sole 24 ore trae spunto dalla mia lettera a Prodi?!?

Leggendo per caso il sole 24 ore del 30 dicembre 2005 mi sono imbattuto in un articolo “Quanto vale davvero la laurea”, veramente molto simile alla lettera da me scritta e pubblicata al sito www.romanoprodi.it . ho deciso allora di scrivere una lettera alla redazione del sole 24 ore per avere chiarimenti. Eccola, speriamo in una loro risposta.lcolo dell’investimento è veramente m

Gentile redazione, vi scrivo in merito all’articolo “Quanto vale davvero la laurea” scritto da Cristina Casadei e pubblicato il 30/12 a pagina 23. Leggendolo ho notato numerose somiglianze per lo spunto e per i riferimenti con una lettera (Laurea.. no grazie!! Lettera a Romano Prodi) da me scritta al sito www.romanoprodi.it e da loro pubblicata l’8 novembre a questo indirizzo:

http://www.romanoprodi.it/cgi-bin/adon.cgi?act=doc&doc=444&sid=28



La struttura dell’articolo infatti nella parte del caolto simile seppure partendo da dati differenti e nel mio caso da esempi. In più c’è un passaggio molto simile:

La mia lettera: (…)Posso calcolarle il VAN di tutto questo e vedere il reale valore dell’investimento (…)

Articolo is24o: Chissà se fanno ricorso alla formula del Net Present Value (NPV) utilizzata in economia per analizzare la redditività di un investimento?

Inutile dire che VAN è la traduzione italiana di NPV.
Vorrei pertanto sapere, magari mettendomi in contatto con l’autrice dell’articolo, se in realtà c’è stata un’ispirazione alla mia lettera. Ritengo infatti giusto saperlo per lo meno.
Fiducioso in una vostra risposta, cordiali saluti.

Un tranquillo weekend a Londra

Nel mese di Novembre, attratto dalle tariffe aeree low-cost ho deciso di farmi un viaggetto di pochi giorni nella capitale più importante d’Europa. Vi scriverò qui di seguito i posti dove sono stato, quelli dove alloggiato e quelli dove ho dormito, in modo da fornire un aiuto a chi magari un giorno vorrà farsi un viaggetto. Innanzitutto il motto era spendere poco, senza tirare la cinghia o scendere troppo a compromessi.
Preparazione e prenotazioni: Prima di partire abbiamo prenotato subito l’aereo con la compagnia Ryanair, che parte dall’aeroporto di Forlì e arriva a London Stansted. Il viaggio è costato 1 centesimo a tratta più spese aeroportuali per un totale di 40 euro tondi tondi A/R. In seguito abbiamo prenotato l’hotel/ostello. Ci sono molti motori di ricerca che ti aiutano a scegliere, e noi appoggiandoci sul sito venere.com abbiamo prenotato il London House Hostel, un grande ostello che si atteggia da Hotel. Una camera doppia con bagno ci è costata 30 euro a persona per notte. La stanza era molto essenziale (letto, armadio, due comodini, bollitore per farsi il tè, e un bagno piccolo ma rifatto da poco e nient’altro), pulita e per chi vuole una stanza senza troppe pretese e solo per dormire, da consigliare. Nel prezzo erano compresi la colazione a buffet, uso internet gratuito e la pulizia della stanza. Questo ostello è a mio parere un’ottima soluzione in rapporto qualità/prezzo. Una città come Londra offre innumerevoli soluzioni, anche se ad un prezzo alto per il servizio reso. Nella mia ricerca il London House aveva il prezzo migliore per una doppia con bagno, se si conta la colazione inclusa. E’ chiaro che per chi ha intenzione di andare in hotel questi ragionamenti non valgono, ma questa soluzione gli costerà almeno 20 euro in più a notte. Una cosa a vantaggio dell’Ostello, è la zona in cui è situato. Si trova infatti fuori dal centro cittadino ma è servita dalla metro circolare (a 200 m dall’ostello) che permette di raggiungere ogni zona della città. Inoltre a pochi metri vi è un centro commerciale e qualche pub.
Mangiare: A Londra si può mangiare di tutto, ma veramente. Qualsiasi cittadino italiano che si reca a Londra pensando di poter mangiare come cucina la sua mamma, o qualcosa che si avvicini, può rimanere a casa. Se infatti le soluzioni proposte sono molteplici, queste sono tutte riadattate in puro stile inglese e con le abitudini del luogo; se quindi avete voglia di assaggiare e sperimentare (e non siete troppo deboli di stomaco..) vi elenco i locali dove sono stato. Innanzitutto un consiglio, andate a mangiare negli orari “inglesi” e cioè dalle 12 all’13.30 e dalle 18.30 alle 20.30, mai oltre, perché rischiate di trovare poco, o in alcuni casi di trovare la cucina chiusa. Nel mio viaggio ho deciso di scartare a priori posti come Mcdonald o Pizza Hut per cercare invece qualcosa di più British, anche se il mio budget mi ha impedito di entrare in Ristoranti (i ristoranti non sono mai veramente british…). La differenza infatti tra ristoranti inglesi e italiani, è enorme, soprattutto per il portafoglio. In un ristorante inglese si arriva a spendere tranquillamente 30-35 euro per un piatto più contorno. Un esempio efficace ad esempio è il ristorante cinese, in Italia è abbastanza snobbato e ci si va spesso perchè economico (con 12€ te la cavi), al contrario a Londra (sopratutto a ChinaTown) si partiva da 12€ a piatto. Cmq fatevi i vostri conti, ecco i locali dove siamo stati:

  • Rock & Sole plaice = Nella zona di Soho, forse il locale che serve da più tempo Fish & Chips. E’ un locale frequentato anche da locali e propone ottimi abbinamenti di patate e pesce entrambi rigorosamente fritti. Senza dubbio da provare. La porzione è buona e per via della pastella del pesce abbastanza pesante, senza dubbio non avrete bisogno di altro. Spesa a persona 10 pound, circa 15 euro. Address: 47 Endell St, London;
  • Henry J. Bean = Trattasi di una catena di bar & grill che offre vari piatti a tutte le ore, dalla tipica colazione inglese (pancetta, salsicce, fagioli, uova e succo d’arancia) a mega hamburger con patatine. La spesa comprensiva di bibita si aggira intorno ai 10 pound (15€) a testa circa. Ottimo per bere solo qualcosa. Noi abbiamo mangiato in quello a Camden Town, Address: 273-275 Camden High Street.
  • Eat o Pret a manger = Sono dei locali dove si ha la possibilità di comprare tramezzini e panini e zuppe “all’inglese”. C’è molta varietà e la qualità è più che passabile. Costo di ogni panino circa 2.5 pound (4 euro). Ne troverete uno di questi ogni tre isolati e alcuni sono muniti di tavoli e sedie, in modo da sedersi con tutta tranquillità. L’abitudine inglese infatti è quella di andare, prelevare e mangiare poi sul luogo di lavoro o strada facendo.
  • Mildred’s = E’ un ristorante vegetariano abbastanza alla mano (forse poco ospitali) dove è possibile provare ricette particolari. Noi infatti ci siamo buttati su piatti particolari come tortino di birra, patate rosse o insalata di non so che. Buoni, da provare ma forse un piatto di quello è troppo per via delle spezie e dei sapori presenti. Alla fine però abbiamo visto che i piatti più gettonati sono gli hamburgher di soia (l’apparenza era invitante). Un’alternativa per i vegetariani, altrimenti forse non ne vale la pena. 12 pound a testa la spesa,non accettano carte di credito. Address: 45 Lexington St. London.
  • Mangiare nei pub = Molti inglesi sono soliti cenare nei pub con qualcosina, tra una birra e l’altra. Loro non danno importanza come gli italiani ai pasti. Noi abbiamo cenato una volta al “Rat & Parrot”, un pub vicino al nostro Ostello, prendendo una baked potato con pancetta. Forse i pub non hanno lunghi menù, ma rappresentano una valida alternativa se anche voi come gli inglesi per cena avete deciso di dare più importanza al numero di birre che al cibo. Attenzione la cucina chiude alle 21.



Pub, bevete ma fino alle 23! Anche se nel periodo in cui sono stato a Londra si discuteva se abolirla, vige una vecchia legge che vieta ai pub di vendere alcolici dopo le 23. La birra per un inglese è qulcosa di più che una bevanda, e vedere l’accanimento con cui gli inglesi al primo dong della campanella (22.50) si lanciano verso il bancone ordinando l’ultima birra è un’esperienza da provare. Dopo le 23 (secondo e ultimo dong) nessuno vi venderà alcolici, ad eccezione di pochi locali (per lo più discoteche).

Robert Johnson e il patto col Diavolo

Si dice che Robert Johnson abbia avuto due vite. Una prima, vissuta da un ragazzo difficile, rissoso e in parte emarginato; una seconda vissuta e celebrata dal più grande Bluesman di tutti i tempi. Quale evento divide le sue due vite? Senza dubbio l’incontro con uno strano uomo .. at “THE CROSSROAD”. Il mito che circonda la sua immagine racconta di un incontro che Robert Johnson fece allo scoccare della mezzanotte ad un incrocio con un misterioso uomo vestito completamente di nero dal volto coperto, il quale in cambio di un’ ineguagliabile abilità chitarristica chiese a Johnson il sacrificio della sua anima; egli accettò l’affare proposto e l’uomo dell’incrocio improvvisamente scomparve così come era apparso, lasciando Johnson in ginocchio, improvvisamente esausto.

Robert Johnson è senza dubbio il più celebrato dei bluesmen del Mississipi che negli anni ‘30 sintetizzarono e svilupparono ciò che era stato creato fin da allora da un punto di vista chitarristico e vocale.
Figlio illegittimo di Julia Dodds e Noah Johnson, nacque nel 1911 a Hazlehurst, nella parte meridionale dello Stato del Mississipi, ma si trasferì presto con la madre nella parte nord, nella piccola città di Robinsonville attorno al 1920. Un’infanzia ai margini che segnò il carattere di Johnson, sempre più introverso e rissoso con il passare degli anni e che contribuì ad avvicinare il giovane Robert alla musica ed in particolare al Blues ed alla chitarra. Cresciuto musicalmente sotto l’influenza di Son House, Charlie Patton e Willie Brown, i quali nel 1930 si esibivano in feste, locali e pic nic dalle parti di Robinsonville, il piccolo Robert prima di assorbire i rudimenti della chitarra, la maggior parte dei quali guardando il fratello più grande Charles, imparò autodidatta a suonare l’armonica.
Non si conosce molto della vita personale di Johnson se non che verso il 1930, dopo aver trascorso alcuni anni a Memphis, si sposò e si trasferì con sua moglie Virginia Travis a Robinsville; quest’ultima morì durante il parto del primogenito, anch’esso deceduto insieme alla madre. Il diciannovenne Robert si vide sparire in pochi istanti la sua piccola famiglia di cui andava orgoglioso e se fin da allora vedeva il proprio futuro nient’altro che come mezzadro nei campi di cotone del Mississippi, da quel giorno si rifugiò nella musica per cercare sollievo dalla profonda ferita.
Il Bluesman Ike Zinnerman divenne il suo maestro e i due cominciarono presto ad esibirsi nelle strade del piccolo paese; l’anno seguente, Robert Johnson si sposò nuovamente con una certa Calletta Craft e i due decisero di trasferirsi a Copiah County, un piccolo villaggio a sud di Huzlehurst, ma il legame durò poco, anche perchè la mente di Johnson era altrove, totalmente stregato dalla chitarra che non lasciava mai, esercitandosi giorno e notte.
In un tempo incredibilmente breve, egli raggiunse livelli così straordinari nel suonare la chitarra in stile Blues che presto la fama di grande Blues player si diffuse nell’intero Mississippi, così decise di intraprendere la carriera di musicista itinerante, viaggiando per tutte le principali città del Sud: Clarksdale, Rosedale, Itta Bena, Greenville, Shaw, Gunnison, Hollandale, Tunica, Marvell, Yazoo City.
Tornando un giorno nel vecchio paese di Robinsville, Son House e Willie Brown rimasero a bocca aperta nel vedere che dannato chitarrista era diventato il piccolo e gracile Robert. Nelle registrazioni del ‘36 e del ‘37, si possono percepire le radici di Robert Johnson provenienti non solo da Son House e Willie Brown, bensì anche da altri come Skip James, Johnny Temple e Hambone Willie Newbern, con i quali Johnson ebbe la possibilità di venir a contatto nelle sue scorribande lungo il Grande Fiume del Sud. Realizzò anche alcune registrazioni con Bluesmen del calibro di Leroy Carr, Peetie Wheatstraw e Lonnie Johnson.
Era molto geloso del suo stile di suonare e non rivelava mai a nessuno i segreti della sua tecnica, dopotutto era la sua unica fonte di vita. Trascorse la maggior parte del tempo a viaggiare e spostarsi nelle varie città del Delta, cercando di assorbire qualsiasi tipo di influenza musicale, ogni ora del giorno o della notte era buona per mettersi in partenza, spostarsi era una necessità irrinunciabile.
L’inconfondibile voce, soffocata dall’appassionata e agonizzante tensione, insieme alla brillante tecnica chitarristica che svaria dall’energetico percussivo fraseggio slide ad efficaci pattern di basso ereditati dai primi pianisti di Boogie Woogie fa sì che Robert Johnson sia considerato la personificazione del Delta-Blues; tale celebrazione deriva non solo dall’influenza, il talento e il fascino musicale che egli ha esercitato ed esercita tutt’ora sui musicisti che lo hanno succeduto, ma anche dal mistero, dalla leggenda che avvolge la vita di questo straordinario artista.
Al di là di questa affascinante ed inquietante storia, si sa ben poco di come Johnson abbia potuto in così breve tempo sviluppare queste irresistibili capacità di compositore e chitarrista. A testimonianza del talento del figlio del Blues coloro che hanno sia viaggiato che suonato con lui dicono che fosse capace di conversare in una stanza piena di persone senza prestare la minima attenzione alla musica di una radio che si poteva udire a malapena nella confusione, ma che il giorno dopo era capace di suonare nota per nota le canzoni che erano state trasmesse!! Il persistente tema presente in molti suoi Blues era il quasi mistico sentimento di disperazione e persecuzione che provocavano in lui gli spiriti demoniaci che egli diceva aleggiavano nella sua anima; questa battaglia interiore emerge in pezzi come “Cross Road Blues”, “Preachin’ Blues”, “If I had Possession over Judgement Day”, “Stones in my Passway”, “Hellhound on my Trail” e “Me and the Devil”.
Robert Johnson ha dipinto quadri nelle sue canzoni che riflettevano il suo stile di vita di viaggiatore, donnaiolo, uomo di strada sempre e comunque immerso nell’eccesso. Fra i suoi pezzi leggendari troviamo “ I Believe I Dust my Broom”, “Sweet Home Chicago”, “Rambling on my Mind”, “Terraplane Blues”, “They’re Red Hot”, “Walking Blues”,”Drunken Hearted Man”. Vi era anche un lato romantico nell’animo di Johnson, rintracciabile in Blues come “When you got a good Friend”, “Little Queen of Spades”, “Love in Vain”, “I’m steady Rolling Man”, “Honeymoon Blues”.
Questo genio musicale incontrò la morte improvvisamente e tragicamente all’età di 26 anni, vicino Greenwood, Mississippi, nel pieno del suo successo, avvelenato in un locale notturno da un uomo convinto che Johnson corteggiasse sua moglie.
Nella sua breve carriera registrò solamente una trentina di brani, ma lasciando una straordinaria eredità musicale per tutti i musicisti Blues, da Robert Lockwood a Johnny Shines, David Edwards, Eddie Taylor e due giganti del Blues cittadino di Chicago del dopoguerra come Muddy Waters ed Elmore James. Sua madre e suo cognato assistettero alla sepoltura nel cimitero della vecchia Zion Church, vicino a Morgan City, Mississipi. A 50 anni dalla sua morte nel 1990 la Colombia Records ha pubblicato in formato CD una raccolta completa che è diventata in breve tempo disco d’oro ed ha vinto il premio Grammy come miglior album dell’anno negli Stati Uniti. Nessuno come Robert Johnson, forse con l’eccezione di Jimi Hendrix, è riuscito a tracciare una nuova strada nelle potenzialità espressive della chitarra e della musica in generale, indicando inesplorati sentieri da battere per le future generazioni di musicisti; Johnson e Hendrix uniti da un tragico destino, alieni provenienti da chissà quale pianeta.

Surf in the north of Spain

In summer 2005, I’ve been in the north of Spain to the search experiences like surfer. Once of all I have to say thay I’m quite a rookie, and therefore my “vision” will be sure like this.


From the map you can see the zones and beaches to make surf are multiple, in more you should consider the hidden “spot”, which are known only by “Locals”. The first half of zones is always crowded, where it is an hard work to having 5 meters square of wave, and must arm yourself with table, but also of much patience, above all if you are a rookie and it is an hard for you to take all the waves. It’s quite impossible in the third week of August, in particolar way to S. Sebastian, where there are thousand tourists in order to celebrate “la semana grande”.


The second half of coast instead is less crowded, more characteristic, but where the fun are sure more insufficient. Optimal is the Bakio beach, little crowded and with optimal waves. To advice against, Mundaka, above all for the rookies. The small village is fantastic, but the waves make hard work to create itself after the recent jobs to the port, and the zone is a lot crowded. In spite of everything Mundaka maintains the best nomea of “the bests lefts of Europe”. In three days that have been here, I have had way to practite surf one single time.
If you are seeking instead tranquillity, the Spanish heat (memory that from saint Sebastian to Bilbao you are in the Basque Countries and not in Spain!!) then you have to go to Santander. Optimal region the Cantabria, without doubt lacking in tourist and particulr funs like discotheques, but full of restaurants that serve optimal fish, served like you were in the ‘80. I advice you in particular the restaurant that is found in the port of Santander, “Los Penucos”. “Ciola” will serve you an amazing Paella, entertaining to you with its jokes. Returning to surf my advice is to go to the “Escuela Cantabra de Surf”, optimal in order to begin. Teacher are really nice and available to advise to you the beaches that have the bests wave in the afternoon. This school offers also a Campus solutions. One school week, with rent of the house or stay in hotel, to favorable prices. This school is located in Somo (great beautiful beach!) of forehead to the city of Santander, and far therefore from zones attended from the “medium Tourist”.
My preferred beach remains however “Liencres”. This city is found to little Kms from Santander. Its beach, called Valderanes, is fantastic. Cut in two from a reef, it offers an evocative landscape, where your girl can wait you happly while you are in sea to defy some wave. The beach is optimal for surfing and the waves are nearly always ideal.


La risposta di Romano Prodi alla mia lettera

Ecco la risposta alla mia lettera a Romano Prodi datami dalla Redazione del sito www.romanoprodi.it, un pò coincisa però incoraggiante:

Caro Gianpaolo, in breve ti riportiamo un estratto dal programma di Romano presentato alle primarie: “Mettere i giovani al centro del rilancio dell’economia, restituendo dignità all’istruzione professionale, incentivando l’accesso alle facoltà scientifiche, promuovendo le esperienze all’estero per chi studia e chi lavora, riformando le leggi sul lavoro per impedire che la necessaria flessibilità si tramuti in precarietà. Mettere i giovani al centro della società progettando un nuovo servizio civile che li metta in rapporto con le grandi questioni dell’Italia e dell’Europa.”

Per concludere la drastica diminuzione del precariato dei giovani è un punto fondamentale per Prodi e il suo programma. Bisogna prendere delle misure per cui il lavoratore dipendente a tempo indeterminato torni ad essere “conveniente” per le aziende, che oggi hanno molta più convenienza (fiscale) a fare contratti a progetto. Inoltre la flessibilità del lavoro deve essere e rimanere una risorsa per alcuni, ma con una retribuzione più alta(vista la sua precarietà),una maggiore dinamicità di cambiamento e sopratutto per un periodo limitato.

un caro saluto
la redazione

Dai Romano, non tradirci!

Surf nel nord della Spagna

Nell’estate 2005 mi sono recato nel nord della Spagna alla ricerca di un pò d’esperienza come surfista. Premetto che partivo quasi come principiante, e quindi la mia “visione” sarà sicuramente questa.
Da questa cartina si possono facilemte vedere che le spiagge e le zone per fare surf sono molteplici, in più bisogna considerare gli “spot” nascosti, di cui sono a conoscenza solo i “Locals”. La prima metà di zona è sicuramente la più affollata, dove si fa fatica ad avere 5 metri quadrati di onda, e bisogna armarsi oltre che di tavola, anche di tanta pazienza, sopratutto se alle prime volte, si fa fatica a prendere tutte le onde. Senza dubbio da panico nella settimana di ferragosto, in particolar modo a San Sebastian, dove si recano migliaia di turisti per festeggiare la semana grande.


La seconda metà di costa è invece meno affollata, più caratteristica, ma dove i divertimenti sono sicuramente più scarsi. Ottima la spiagga di Bakio, poco affollata e con ottime onde. Da sconsigliare invece Mundaka, sopratutto per i principianti. Il paesino è fantastico, ma le onde fanno fatica a crearsi dopo i recenti lavori al fondale del porto, e la zona è molta affollata. Nonostante tutto Mundaka mantiene la nomea di “le migliore sinistre d’europa”. In tre giorni che sono stato là, ho avuto modo di sperimentarlo una sola volta.


Se siete invece in cerca di tranquillità, del calore spagnolo (ricordo che da san Sebastian a Bilbao siete nei Paesi Baschi e non in Spagna!!) allora vi consiglio Santander. Ottima regione la Cantabria, senza dubbio priva di divertimenti turistici e mondani come discoteche, ma piena di ristoranti che servono ottimo pesce, some se si fosse fermi agli anni ‘80. Vi consiglio in particolare il ristorante che si trova nel porto di Santander, Los penucos. La Ciola vi servirà dell’ottima Paella, intrattenendovi con le sue gag. Tornando al surf vi consiglio la “Escuela Cantabra de Surf”, ottima per iniziare. Gli insegnanti sono molti simpatici e disponibili a consigliarti le spiagge da utilizzare per surfare nel pomeriggio. Questa scuola offre anche soluzioni di Campus. Una settimana di scuola, con affitto della casa o soggiorno in hotel, a prezzi molto vantaggiosi. Questa scuola si trova a Soho (gran bella spiaggia!) di fronte alla città di Santander, e lontana quindi da zone frequentate dal “Turista medio”.
La mia spiaggia preferita rimane comunque “Liencres”. Questa città si trova a pochi Km da Santander. La sua spiaggia, chiamata Valderanes è fantastica. Divisa in due da uno scoglio offre un paesaggio suggestivo, dove la tua ragazza ti può aspettare felice mentre tu sei in mare a sfidare qualche onda. La spiaggia è ottima per surfare e le onde sono quasi sempre ideali.


Rispetta sempre il mare!

Stevie Ray Vaughan & the Double Trouble

Stevie Ray Vaughan nacque a Dallas il 30 Ottobre 1954. Stevie iniziò a suonare la chitarra all’età di otto anni. “Mio fratello Jimmie lasciava le sue chitarre per casa e mi raccomandava di non toccarle. Iniziai a suonare entrando di nascosto nella sua stanza. Avevo capito che questo era ciò che desideravo fare nella mia vita.”
Fu proprio Jimmie a regalargli la prima chitarra una Gibson Messenger Hollow Body, poi ebbe una Broadcaster del 52 da Jimmie.

I Blackbird furono la sua prima Rock ‘n’ Roll Band. Verso la fine del 69 Jimmie si trasferì ad Austin attratto dall’ambiente Blues che si era creato. In quegli anni ci fu una specie di esodo degli appassionati di Blues da Dallas ad Austin. “Ci trasferimmo tutti ad Austin perchè l’ambiente era più aperto al blues e agli originals”. Nel ‘72 Stevie lascia Dallas per Austin. In quell’estate incontrò per la prima volta Albert King.
“Quella sera suonavo in un altro locale. A un certo punto presi in mano il microfono e dissi: Signori e Signore non so voi, ma io vado ad ascoltare Albert King”. E così fece.
“Quando finì di suonare venne verso di me, mi diede la sua chitarra e mi strinse la mano: è una cosa che non scorderò mai. Lo incontrai tre anni e mezzo più tardi. Fu quella notte che mi chiamò sul palco a suonare. Pensavo che mi avrebbe fatto suonare solo un brano , ma finii per suonare per il resto della notte”.
Dopo varie formazioni Little Stevie, soprannominato così ad Austin, nel 1981 riuscì a formare un Power Trio con Chris Layton alla batteria e Tommy Shannon al basso, e fu in questo momento che la band iniziò a chiamarsi “Stevie Ray Vaughan and Double Trouble.
Durante il Montreaux Jazz Festival in Svizzera nel 1982 fu notato dal pop singer David Bowie che lo chiamò a far parte della band che lo accompagnava, e Jackson Brown gli offrì il suo studio per far incidere a una demo. Quel demo fu ascoltato dal produttore John Hammond che riuscì a far ottenere a Stevie un contratto con la Epic.
Il suo primo disco fu “Texas Flood”. La musica era piena di fuoco. C’era qualcosa di veramente personale e speciale nelle parti di chitarra ritmica dei brani, come Pride And Joy e I’m Crying, che hanno fatto dello shuffle texano una prerogativa di SRV.
“Al giorno d’oggi pare che qualsiasi cosa tu faccia sia stata già fatta. Deve essere stata una cosa meravigliosa vivere nel periodo in cui l’electric blues si stava delineando come forma musicale americana. Per persone come T-Bone e Muddy, Hubert Sumlin, Jimmy Rogers, Lightin’ Hopkins, Buddy Guy, Albert King, B.B. King e freddie King deve essere stato bellissimo creare questo tipo di musica. Loro si meritano tutto il rispetto per essere ststi gli innovatori di questa musica”.
Nel 1985 il tastierista Reese Wy Nans si unì alla band. In questo periodo Stevie rincorre l’ombra di Jimi Hendrix. Era il collegamento vivente ad Hendrix agli occhi di una generazione che era cresciuto dopo la scomparsa di Jimi. Il chitarrista Van Wings di Austin racconta: “Hendrix era sempre nei suoi pensieri…nel suo cuore e nelle sue dita”. La vita di Stevie Ray poteva sembrare come una rosea storia di successo ma dall’interno le cose erano molto diverse. Stevie faceva uso di sostanze e queste stavano ostacolando la sua carriera, ma Stevie riuscì a uscirne fuori.
L’ottava edizione del Austin Music Awards aveva nominato Stevie musicista del decennio e in quella occasione egli disse: “Voglio ringraziare Dio per essere vivo e voglio ringraziare tutte le persone che con amore mi hanno riportato alla vita perchè oggi potessi essere qui con voi”.
Stevie Ray Vaughan all’apice del suo successo, dopo un concerto, il 27 Agosto 1990 è morto in una notte nebbiosa a causa di un incidente aereo; l’elicottero che lo portava a Chicago è precipitato. Con la sua morte la storia del grande chitarrista texano è diventata leggenda, e a dieci anni dalla sua scomparsa il ricordo e la sua musica crescono di giorna in giorno.

Discography
TEXAS FLOOD – 1983
COULDN’T STAND THE WEATHER – 1984
SOUL TO SOUL – 1985
LIVE ALIVE – 1986
IN STEP – 1989
FAMILY STYLE – 1990
In più altri successivi alla sua morte.

Laurea?! No grazie… Lettera a Romano Prodi

Caro Romano Prodi,



Le scrive uno dei tanti giovani di questa società. Vorrei porle in evidenza uno dei tanti problemi che ragazzi come me sono costretti ad affrontare in questi ultimi anni, e cioè la laurea e l’introduzione nel mercato del lavoro. Spesso in tutte le campagne politiche la nostra fascia d’età (20-30 anni) viene presa poco in considerazione e difficilmente ho trovato programmi politici che promettessero qualcosa anche a noi, ad eccezione di semplici e blande frasi del tipo “Impegni per i giovani e per la loro introduzione nel mercato del lavoro”. L’unica volta che qualcuno ha pensato veramente alla nostra introduzione nel mercato del lavoro ha creato quel mostro soprannominato “Legge Biagi”.

Prima di continuare in questa lettera le voglio porre all’attenzione due casi reali, veramente accaduti a dei miei conoscenti.

Luca (nome inventato) dopo cinque anni di liceo scientifico si iscrive ad Economia Aziendale a Bologna. Non è uno studente eccelso, e si laurea dopo sei anni con un voto nella media. Luca per sei anni è stato mantenuto dai propri genitori, con qualche loro sacrificio, invidiando i suoi amici che lavoravano. Una volta laureato comincia a cercare lavoro. Per un anno non trova nulla, ma proprio nulla. Se la cava con pochi lavoretti saltuari e due genitori molto pazienti. All’età di 27 anni riesce ad entrare nel mercato del lavoro con un contratto interinale della durata di due anni, gli è andata bene. Luca continua a vivere con i propri genitori, la sua banca non ha preso in considerazione la sua proposta di mutuo ed i genitori nel caso lui non venga confermato alla fine del contratto non ce la farebbero a fargli da garanti. All’età di 29 anni ha il suo primo contratto di lavoro a tempo indeterminato, fa l’impiegato, prende 989€ al mese, è di 4° livello metalmeccanico e le materie che ha studiato non gli sono servite a nulla se non, come si suol dire, per cultura. Continua a mettere da parte dei soldi per riuscire a comprarsi una casa con la sua ragazza (i prezzi nella provincia di Bologna sono molto proibitivi, e le agevolazioni per giovani sono veramente misere) con la quale spera di riuscire a sposarsi all’età di 31 anni e di avere la sicurezza economica per fare un figlio. Luca usa la macchina del padre. Di Luca ne conosco tanti.

Francesco (anche questo è un nome inventato) dopo il diploma in un istituto tecnico di Bologna lavora per un anno come operaio. Riesce però a trasferirsi in una grande azienda con un contratto a tempo indeterminato ed ad entrare come operaio specializzato. Francesco lavora sodo, senza però troppi sacrifici. All’età di 20 si è comprato la Volkswagen Golf. Dopo 7 anni di lavoro guadagna 1350€ al mese più straordinari e qualche benefit ed ha raggiunto il 6° livello metalmeccanico. Francesco ha 27 anni e vive da solo pagandosi il mutuo senza l’aiuto dei propri genitori.

Vorrei allora analizzare con lei Dottore come sia possibile tutto questo. Non credo che prendersi una laurea sia un grosso sacrificio a livello di impegno (oggi come oggi non è “impossibile” prendersene una) ma lo è dal punto di vista economico. Non solo perché i genitori del laureando lo devono mantenere sia prima che dopo gli studi, ma va considerato anche il “costo opportunità capitale”. Cioè ciò che questi ragazzi potrebbero guadagnare lavorando.

Il nostro Luca, non solo spende 800 euro al mese (lui è un fuorisede) per mantenersi, ma se fosse andato a lavorare ne avrebbe guadagnati altrettanti. Luca in sei anni ha investito sulla sua laurea per 115200 euro!! Questi soldi non gli torneranno mai indietro. Posso calcolarle il VAN di tutto questo e vedere il reale valore dell’investimento, ma penso che anche “la serva” con i suoi conti mi darebbe ragione.

A tutto questo va aggiunto che ci sono tanti Luca in cerca di lavoro, che non riescono a trovare uno nemmeno accontentandosi. Nessuno assume un laureato come operaio, lo dovrebbe pagare di più degli altri e questi se andrebbe appena trovato un’occasione migliore. In più i laureati a detta di imprenditori (l’ho sentito io stesso) sono boriosi e vogliono fare carriera. I pochi contratti che i laureati riescono a strappare sono a progetto (nonostante la legge Biagi, il modo per non assumerti si trova comunque), o di apprendistato. Mi scusi l’impertinenza, ma a 28 anni devo fare l’apprendista?

La mia esperienza di un anno a Bruxelles come studente Erasmus mi ha fatto notare che all’estero non è così. A 500 km più a nord di casa mia (abito a Bologna come lei) la realtà è un’altra. La laurea ha una convenienza. Le aziende hanno bisogni di laureati. In Italia le aziende hanno una tecnologia limitata, anzi quasi nulla. Perché assumere un laureato se anche un perito può fare il suo stesso lavoro. Quando si produce della stoffa o si piegano della lamiere, non si ha bisogno di una persona che pensi e ragioni su some migliorare il prodotto o la competitività, ma di una persona che lavori a testa china. Non sono io a sostenere il contrario ma la crisi profonda in cui annaspa il nostro paese ha dato torto agli imprenditori italiani.

Il Papa nel suo discorso di ieri ha ribadito l’importanza della famiglia e di avere molti figli. Come è possibile avere una famiglia se possiamo andare a vivere fuori casa a 30 anni? Come è possibile avere più di un figlio se avrai il primo a 32 anni? Dottor Prodi, lei cosa dice?