Laurea?! No grazie… Lettera a Romano Prodi

Caro Romano Prodi,

Le scrive uno dei tanti giovani di questa società. Vorrei porle in evidenza uno dei tanti problemi che ragazzi come me sono costretti ad affrontare in questi ultimi anni, e cioè la laurea e l’introduzione nel mercato del lavoro. Spesso in tutte le campagne politiche la nostra fascia d’età (20-30 anni) viene presa poco in considerazione e difficilmente ho trovato programmi politici che promettessero qualcosa anche a noi, ad eccezione di semplici e blande frasi del tipo “Impegni per i giovani e per la loro introduzione nel mercato del lavoro”. L’unica volta che qualcuno ha pensato veramente alla nostra introduzione nel mercato del lavoro ha creato quel mostro soprannominato “Legge Biagi”.

Prima di continuare in questa lettera le voglio porre all’attenzione due casi reali, veramente accaduti a dei miei conoscenti.

Luca (nome inventato) dopo cinque anni di liceo scientifico si iscrive ad Economia Aziendale a Bologna. Non è uno studente eccelso, e si laurea dopo sei anni con un voto nella media. Luca per sei anni è stato mantenuto dai propri genitori, con qualche loro sacrificio, invidiando i suoi amici che lavoravano. Una volta laureato comincia a cercare lavoro. Per un anno non trova nulla, ma proprio nulla. Se la cava con pochi lavoretti saltuari e due genitori molto pazienti. All’età di 27 anni riesce ad entrare nel mercato del lavoro con un contratto interinale della durata di due anni, gli è andata bene. Luca continua a vivere con i propri genitori, la sua banca non ha preso in considerazione la sua proposta di mutuo ed i genitori nel caso lui non venga confermato alla fine del contratto non ce la farebbero a fargli da garanti. All’età di 29 anni ha il suo primo contratto di lavoro a tempo indeterminato, fa l’impiegato, prende 989€ al mese, è di 4° livello metalmeccanico e le materie che ha studiato non gli sono servite a nulla se non, come si suol dire, per cultura. Continua a mettere da parte dei soldi per riuscire a comprarsi una casa con la sua ragazza (i prezzi nella provincia di Bologna sono molto proibitivi, e le agevolazioni per giovani sono veramente misere) con la quale spera di riuscire a sposarsi all’età di 31 anni e di avere la sicurezza economica per fare un figlio. Luca usa la macchina del padre. Di Luca ne conosco tanti.

Francesco (anche questo è un nome inventato) dopo il diploma in un istituto tecnico di Bologna lavora per un anno come operaio. Riesce però a trasferirsi in una grande azienda con un contratto a tempo indeterminato ed ad entrare come operaio specializzato. Francesco lavora sodo, senza però troppi sacrifici. All’età di 20 si è comprato la Volkswagen Golf. Dopo 7 anni di lavoro guadagna 1350€ al mese più straordinari e qualche benefit ed ha raggiunto il 6° livello metalmeccanico. Francesco ha 27 anni e vive da solo pagandosi il mutuo senza l’aiuto dei propri genitori.

Vorrei allora analizzare con lei Dottore come sia possibile tutto questo. Non credo che prendersi una laurea sia un grosso sacrificio a livello di impegno (oggi come oggi non è “impossibile” prendersene una) ma lo è dal punto di vista economico. Non solo perché i genitori del laureando lo devono mantenere sia prima che dopo gli studi, ma va considerato anche il “costo opportunità capitale”. Cioè ciò che questi ragazzi potrebbero guadagnare lavorando.

Il nostro Luca, non solo spende 800 euro al mese (lui è un fuorisede) per mantenersi, ma se fosse andato a lavorare ne avrebbe guadagnati altrettanti. Luca in sei anni ha investito sulla sua laurea per 115200 euro!! Questi soldi non gli torneranno mai indietro. Posso calcolarle il VAN di tutto questo e vedere il reale valore dell’investimento, ma penso che anche “la serva” con i suoi conti mi darebbe ragione.

A tutto questo va aggiunto che ci sono tanti Luca in cerca di lavoro, che non riescono a trovare uno nemmeno accontentandosi. Nessuno assume un laureato come operaio, lo dovrebbe pagare di più degli altri e questi se andrebbe appena trovato un’occasione migliore. In più i laureati a detta di imprenditori (l’ho sentito io stesso) sono boriosi e vogliono fare carriera. I pochi contratti che i laureati riescono a strappare sono a progetto (nonostante la legge Biagi, il modo per non assumerti si trova comunque), o di apprendistato. Mi scusi l’impertinenza, ma a 28 anni devo fare l’apprendista?

La mia esperienza di un anno a Bruxelles come studente Erasmus mi ha fatto notare che all’estero non è così. A 500 km più a nord di casa mia (abito a Bologna come lei) la realtà è un’altra. La laurea ha una convenienza. Le aziende hanno bisogni di laureati. In Italia le aziende hanno una tecnologia limitata, anzi quasi nulla. Perché assumere un laureato se anche un perito può fare il suo stesso lavoro. Quando si produce della stoffa o si piegano della lamiere, non si ha bisogno di una persona che pensi e ragioni su some migliorare il prodotto o la competitività, ma di una persona che lavori a testa china. Non sono io a sostenere il contrario ma la crisi profonda in cui annaspa il nostro paese ha dato torto agli imprenditori italiani.

Il Papa nel suo discorso di ieri ha ribadito l’importanza della famiglia e di avere molti figli. Come è possibile avere una famiglia se possiamo andare a vivere fuori casa a 30 anni? Come è possibile avere più di un figlio se avrai il primo a 32 anni? Dottor Prodi, lei cosa dice?