Surf nel nord della Spagna

2 12 2005
Nell’estate 2005 mi sono recato nel nord della Spagna alla ricerca di un pò d’esperienza come surfista. Premetto che partivo quasi come principiante, e quindi la mia “visione” sarà sicuramente questa.
Da questa cartina si possono facilemte vedere che le spiagge e le zone per fare surf sono molteplici, in più bisogna considerare gli “spot” nascosti, di cui sono a conoscenza solo i “Locals”. La prima metà di zona è sicuramente la più affollata, dove si fa fatica ad avere 5 metri quadrati di onda, e bisogna armarsi oltre che di tavola, anche di tanta pazienza, sopratutto se alle prime volte, si fa fatica a prendere tutte le onde. Senza dubbio da panico nella settimana di ferragosto, in particolar modo a San Sebastian, dove si recano migliaia di turisti per festeggiare la semana grande.


La seconda metà di costa è invece meno affollata, più caratteristica, ma dove i divertimenti sono sicuramente più scarsi. Ottima la spiagga di Bakio, poco affollata e con ottime onde. Da sconsigliare invece Mundaka, sopratutto per i principianti. Il paesino è fantastico, ma le onde fanno fatica a crearsi dopo i recenti lavori al fondale del porto, e la zona è molta affollata. Nonostante tutto Mundaka mantiene la nomea di “le migliore sinistre d’europa”. In tre giorni che sono stato là, ho avuto modo di sperimentarlo una sola volta.


Se siete invece in cerca di tranquillità, del calore spagnolo (ricordo che da san Sebastian a Bilbao siete nei Paesi Baschi e non in Spagna!!) allora vi consiglio Santander. Ottima regione la Cantabria, senza dubbio priva di divertimenti turistici e mondani come discoteche, ma piena di ristoranti che servono ottimo pesce, some se si fosse fermi agli anni ‘80. Vi consiglio in particolare il ristorante che si trova nel porto di Santander, Los penucos. La Ciola vi servirà dell’ottima Paella, intrattenendovi con le sue gag. Tornando al surf vi consiglio la “Escuela Cantabra de Surf”, ottima per iniziare. Gli insegnanti sono molti simpatici e disponibili a consigliarti le spiagge da utilizzare per surfare nel pomeriggio. Questa scuola offre anche soluzioni di Campus. Una settimana di scuola, con affitto della casa o soggiorno in hotel, a prezzi molto vantaggiosi. Questa scuola si trova a Soho (gran bella spiaggia!) di fronte alla città di Santander, e lontana quindi da zone frequentate dal “Turista medio”.
La mia spiaggia preferita rimane comunque “Liencres”. Questa città si trova a pochi Km da Santander. La sua spiaggia, chiamata Valderanes è fantastica. Divisa in due da uno scoglio offre un paesaggio suggestivo, dove la tua ragazza ti può aspettare felice mentre tu sei in mare a sfidare qualche onda. La spiaggia è ottima per surfare e le onde sono quasi sempre ideali.


Rispetta sempre il mare!



Stevie Ray Vaughan & the Double Trouble

2 12 2005

Stevie Ray Vaughan nacque a Dallas il 30 Ottobre 1954. Stevie iniziò a suonare la chitarra all’età di otto anni. “Mio fratello Jimmie lasciava le sue chitarre per casa e mi raccomandava di non toccarle. Iniziai a suonare entrando di nascosto nella sua stanza. Avevo capito che questo era ciò che desideravo fare nella mia vita.”
Fu proprio Jimmie a regalargli la prima chitarra una Gibson Messenger Hollow Body, poi ebbe una Broadcaster del 52 da Jimmie.

I Blackbird furono la sua prima Rock ‘n’ Roll Band. Verso la fine del 69 Jimmie si trasferì ad Austin attratto dall’ambiente Blues che si era creato. In quegli anni ci fu una specie di esodo degli appassionati di Blues da Dallas ad Austin. “Ci trasferimmo tutti ad Austin perchè l’ambiente era più aperto al blues e agli originals”. Nel ‘72 Stevie lascia Dallas per Austin. In quell’estate incontrò per la prima volta Albert King.
“Quella sera suonavo in un altro locale. A un certo punto presi in mano il microfono e dissi: Signori e Signore non so voi, ma io vado ad ascoltare Albert King”. E così fece.
“Quando finì di suonare venne verso di me, mi diede la sua chitarra e mi strinse la mano: è una cosa che non scorderò mai. Lo incontrai tre anni e mezzo più tardi. Fu quella notte che mi chiamò sul palco a suonare. Pensavo che mi avrebbe fatto suonare solo un brano , ma finii per suonare per il resto della notte”.
Dopo varie formazioni Little Stevie, soprannominato così ad Austin, nel 1981 riuscì a formare un Power Trio con Chris Layton alla batteria e Tommy Shannon al basso, e fu in questo momento che la band iniziò a chiamarsi “Stevie Ray Vaughan and Double Trouble.
Durante il Montreaux Jazz Festival in Svizzera nel 1982 fu notato dal pop singer David Bowie che lo chiamò a far parte della band che lo accompagnava, e Jackson Brown gli offrì il suo studio per far incidere a una demo. Quel demo fu ascoltato dal produttore John Hammond che riuscì a far ottenere a Stevie un contratto con la Epic.
Il suo primo disco fu “Texas Flood”. La musica era piena di fuoco. C’era qualcosa di veramente personale e speciale nelle parti di chitarra ritmica dei brani, come Pride And Joy e I’m Crying, che hanno fatto dello shuffle texano una prerogativa di SRV.
“Al giorno d’oggi pare che qualsiasi cosa tu faccia sia stata già fatta. Deve essere stata una cosa meravigliosa vivere nel periodo in cui l’electric blues si stava delineando come forma musicale americana. Per persone come T-Bone e Muddy, Hubert Sumlin, Jimmy Rogers, Lightin’ Hopkins, Buddy Guy, Albert King, B.B. King e freddie King deve essere stato bellissimo creare questo tipo di musica. Loro si meritano tutto il rispetto per essere ststi gli innovatori di questa musica”.
Nel 1985 il tastierista Reese Wy Nans si unì alla band. In questo periodo Stevie rincorre l’ombra di Jimi Hendrix. Era il collegamento vivente ad Hendrix agli occhi di una generazione che era cresciuto dopo la scomparsa di Jimi. Il chitarrista Van Wings di Austin racconta: “Hendrix era sempre nei suoi pensieri…nel suo cuore e nelle sue dita”. La vita di Stevie Ray poteva sembrare come una rosea storia di successo ma dall’interno le cose erano molto diverse. Stevie faceva uso di sostanze e queste stavano ostacolando la sua carriera, ma Stevie riuscì a uscirne fuori.
L’ottava edizione del Austin Music Awards aveva nominato Stevie musicista del decennio e in quella occasione egli disse: “Voglio ringraziare Dio per essere vivo e voglio ringraziare tutte le persone che con amore mi hanno riportato alla vita perchè oggi potessi essere qui con voi”.
Stevie Ray Vaughan all’apice del suo successo, dopo un concerto, il 27 Agosto 1990 è morto in una notte nebbiosa a causa di un incidente aereo; l’elicottero che lo portava a Chicago è precipitato. Con la sua morte la storia del grande chitarrista texano è diventata leggenda, e a dieci anni dalla sua scomparsa il ricordo e la sua musica crescono di giorna in giorno.

Discography
TEXAS FLOOD - 1983
COULDN’T STAND THE WEATHER - 1984
SOUL TO SOUL - 1985
LIVE ALIVE - 1986
IN STEP - 1989
FAMILY STYLE - 1990
In più altri successivi alla sua morte.



Laurea?! No grazie… Lettera a Romano Prodi

2 12 2005

Caro Romano Prodi,



Le scrive uno dei tanti giovani di questa società. Vorrei porle in evidenza uno dei tanti problemi che ragazzi come me sono costretti ad affrontare in questi ultimi anni, e cioè la laurea e l’introduzione nel mercato del lavoro. Spesso in tutte le campagne politiche la nostra fascia d’età (20-30 anni) viene presa poco in considerazione e difficilmente ho trovato programmi politici che promettessero qualcosa anche a noi, ad eccezione di semplici e blande frasi del tipo “Impegni per i giovani e per la loro introduzione nel mercato del lavoro”. L’unica volta che qualcuno ha pensato veramente alla nostra introduzione nel mercato del lavoro ha creato quel mostro soprannominato “Legge Biagi”.

Prima di continuare in questa lettera le voglio porre all’attenzione due casi reali, veramente accaduti a dei miei conoscenti.

Luca (nome inventato) dopo cinque anni di liceo scientifico si iscrive ad Economia Aziendale a Bologna. Non è uno studente eccelso, e si laurea dopo sei anni con un voto nella media. Luca per sei anni è stato mantenuto dai propri genitori, con qualche loro sacrificio, invidiando i suoi amici che lavoravano. Una volta laureato comincia a cercare lavoro. Per un anno non trova nulla, ma proprio nulla. Se la cava con pochi lavoretti saltuari e due genitori molto pazienti. All’età di 27 anni riesce ad entrare nel mercato del lavoro con un contratto interinale della durata di due anni, gli è andata bene. Luca continua a vivere con i propri genitori, la sua banca non ha preso in considerazione la sua proposta di mutuo ed i genitori nel caso lui non venga confermato alla fine del contratto non ce la farebbero a fargli da garanti. All’età di 29 anni ha il suo primo contratto di lavoro a tempo indeterminato, fa l’impiegato, prende 989€ al mese, è di 4° livello metalmeccanico e le materie che ha studiato non gli sono servite a nulla se non, come si suol dire, per cultura. Continua a mettere da parte dei soldi per riuscire a comprarsi una casa con la sua ragazza (i prezzi nella provincia di Bologna sono molto proibitivi, e le agevolazioni per giovani sono veramente misere) con la quale spera di riuscire a sposarsi all’età di 31 anni e di avere la sicurezza economica per fare un figlio. Luca usa la macchina del padre. Di Luca ne conosco tanti.

Francesco (anche questo è un nome inventato) dopo il diploma in un istituto tecnico di Bologna lavora per un anno come operaio. Riesce però a trasferirsi in una grande azienda con un contratto a tempo indeterminato ed ad entrare come operaio specializzato. Francesco lavora sodo, senza però troppi sacrifici. All’età di 20 si è comprato la Volkswagen Golf. Dopo 7 anni di lavoro guadagna 1350€ al mese più straordinari e qualche benefit ed ha raggiunto il 6° livello metalmeccanico. Francesco ha 27 anni e vive da solo pagandosi il mutuo senza l’aiuto dei propri genitori.

Vorrei allora analizzare con lei Dottore come sia possibile tutto questo. Non credo che prendersi una laurea sia un grosso sacrificio a livello di impegno (oggi come oggi non è “impossibile” prendersene una) ma lo è dal punto di vista economico. Non solo perché i genitori del laureando lo devono mantenere sia prima che dopo gli studi, ma va considerato anche il “costo opportunità capitale”. Cioè ciò che questi ragazzi potrebbero guadagnare lavorando.

Il nostro Luca, non solo spende 800 euro al mese (lui è un fuorisede) per mantenersi, ma se fosse andato a lavorare ne avrebbe guadagnati altrettanti. Luca in sei anni ha investito sulla sua laurea per 115200 euro!! Questi soldi non gli torneranno mai indietro. Posso calcolarle il VAN di tutto questo e vedere il reale valore dell’investimento, ma penso che anche “la serva” con i suoi conti mi darebbe ragione.

A tutto questo va aggiunto che ci sono tanti Luca in cerca di lavoro, che non riescono a trovare uno nemmeno accontentandosi. Nessuno assume un laureato come operaio, lo dovrebbe pagare di più degli altri e questi se andrebbe appena trovato un’occasione migliore. In più i laureati a detta di imprenditori (l’ho sentito io stesso) sono boriosi e vogliono fare carriera. I pochi contratti che i laureati riescono a strappare sono a progetto (nonostante la legge Biagi, il modo per non assumerti si trova comunque), o di apprendistato. Mi scusi l’impertinenza, ma a 28 anni devo fare l’apprendista?

La mia esperienza di un anno a Bruxelles come studente Erasmus mi ha fatto notare che all’estero non è così. A 500 km più a nord di casa mia (abito a Bologna come lei) la realtà è un’altra. La laurea ha una convenienza. Le aziende hanno bisogni di laureati. In Italia le aziende hanno una tecnologia limitata, anzi quasi nulla. Perché assumere un laureato se anche un perito può fare il suo stesso lavoro. Quando si produce della stoffa o si piegano della lamiere, non si ha bisogno di una persona che pensi e ragioni su some migliorare il prodotto o la competitività, ma di una persona che lavori a testa china. Non sono io a sostenere il contrario ma la crisi profonda in cui annaspa il nostro paese ha dato torto agli imprenditori italiani.

Il Papa nel suo discorso di ieri ha ribadito l’importanza della famiglia e di avere molti figli. Come è possibile avere una famiglia se possiamo andare a vivere fuori casa a 30 anni? Come è possibile avere più di un figlio se avrai il primo a 32 anni? Dottor Prodi, lei cosa dice?