Giovani, i non laureati guadagnano di più.

ROMA – Guadagnano poco, meno ancora se laureati. Vorrebbero un lavoro sicuro, una paga decente e un minimo di prospettiva. Ma davanti a sé vedono solo nubi scure: criticano la globalizzazione, non credono né all’Europa, né al sindacato considerato troppo “vecchio” e lontano dai mille problemi del lavoro precario. Fra giovani e lavoro le cose non vanno per niente bene.

Intuirlo non era difficile, ma ora l’Ires-Cgil, con il primo studio a campione a livello nazionale, ha messo nero su bianco i numeri della crisi. E il sindacato – preso atto dei fatti – pare intenzionato ad affrontare, nell’imminente congresso, uno dei nodi più stretti: il ricambio generazionale.

Dall’inchiesta Ires (1600 interviste di cui il 65 per cento ad “under” 32) emerge un quadro sconsolante: quasi il 90 per cento dei giovanissimi (17-24 anni) vive con una busta paga pari o inferiore ai 1000 euro; quasi il 60 sotto gli 800. Non va molto meglio nemmeno a chi ha qualche anno in più, visto che a doversela cavare con un tetto massimo di mille euro è anche il 65 per cento dei lavoratori a cavallo dei 30 anni. L’87,3 per cento della generazione più giovane subisce i minori diritti e più bassi salari dei lavoratori a tempo determinato, ma anche nello scalino successivo (25-32 anni) la precarietà colpisce il 53,5 per cento dei lavoratori.

E dal burrone dell’incertezza non si salva nemmeno chi ha studiato. Anzi, fa notare lo studio condotto dal centro presieduto da Agostino Megale, qui la situazione si fa “paradossale”: anche chi non ha finito nemmeno la scuola dell’obbligo guadagna più di un laureato. Visto che in termini di gratifica pesa più l’anzianità della qualifica sotto gli 800 euro convive infatti il 25 per cento dei titolari di licenza elementare, il 14,1 dei diplomati alla scuola media e il 28,2 dei laureati.

Poi – certo – va sempre ricordato che peggio di tutti stanno le donne che, in qualità di femmine anche se studiano di più sono pagate di meno: oltre il 70 per cento delle lavoratrici giovani guadagna meno di mille euro contro il 51,6 degli uomini.

Da tutto ciò – analizza la Cgil – deriva una grande disagio, la pressante domanda di diritti e di stabilità, ma anche il forte dubbio sulla capacità del sindacato di raggiungere tali obiettivi. Alle associazioni i più giovani contestano l’eccessiva burocrazia e il mancato interesse ai problemi del precariato (solo il 13,6 per cento è convinto che le associazioni li rappresentino).

Al sindacato è iscritto solo il 23 per cento dei giovanissimi contro il 73 dei cinquantenni. È una fascia che la Cgil vuole recuperare, anche perché, precisa il leader Epifani “il lavoro resta in queste generazioni un valore centrale”. Ecco perché, proprio per rispondere alla domanda di svecchiamento, al prossimo congresso sarà presentata una tesi fortemente voluta sia dal segretario confederale Nerozzi che da Megale. “Va guidato un rinnovo dei vertici – spiega il presidente dell’Ires – l’obiettivo è di arrivare ad un 50 per cento di under 40enni in tutti i gruppi dirigenziali”.