The dark side of google

E’ il numero uno, non ha concorrenti, ai suoi dipendenti concede il venti per cento del tempo lavorativo per sviluppare quello vogliono. Google è questo, ma non solo. Negli ultimi anni, attraverso il suo complesso sistema di reclutamento, rigorosamente online, sta attirando a sé i migliori programmatori di tutto il mondo.

Già, perché se Google è diventato quello che tutti conosciamo è anche grazie a loro. Che lo hanno inneggiato, ammirato, contemplato quasi. Che si sono compiaciuti quando Larry Page, il cofondatore insieme a Sergey Brin della Google Inc., ha confessato che il primo logo del più famoso motore di ricerca era stato fatto grazie a Gimp, ovvero la versione open source del commercialissimo Photoshop.

Ma non è più così. I tempi cambiano. E forse, fra qualche anno, ci si accorgerà della parabola discendente che Google, proprio lui, l’innovativo e sempre più indispensabile Google, sta percorrendo. Almeno questo è quanto pensa la comunità hacker riunita sotto la sigla di Ippolita che, in occasione del 9° Hackmeeting italiano, ha presentato in anteprima la sua ultima fatica: il libro “The dark side of Google” in uscita per Feltrinelli alla fine dell’anno.