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Venture Capital in Italia: Art. 31 manovra fiscale

Venture capital (articolo 31). Per favore l’accesso al cosiddetto venture capital e sostenere l’avvio e la crescita di nuove imprese, si prevedono specifici incentivi a vantaggio dei sottoscrittori di «Fondi di Venture Capital» specializzati nelle fasi di avvio delle nuove imprese. Il venture capital è l’attività di investimento in capitale di rischio realizzata da operatori professionali e finalizzata a operazione di early stage o l’insieme dei finanziamenti (seed financing e start up financing) a sostegno delle imprese nei primi stadi di vita. Più in dettaglio, per favorire l’accesso al venture capital e sostenere i processi di crescita di nuove imprese tramite fondi comuni di investimento vengono esentati da imposizione i proventi derivanti dalla partecipazione ai «Fondi di Venture Capital» (Fvc), o redditi di capitale come proventi derivanti dalla gestione, nell’interesse collettivo di pluralità di soggetti, di masse patrimoniali costituite con somme di denaro e beni affidati da terzi o provenienti dai relativi investimenti. Peraltro, per i soggetti titolari di reddito d’impresa, la suddetta esenzione acquista efficacia previa autorizzazione della commissione europea. La norma individua quindi i Fondi di Venture Capital (Fvc) ai fini dell’accesso al beneficio suddetto. Si tratta di fondi comuni di investimento armonizzati UE, vale a dire fondi e società di investimento a capitale variabile (Sicav) di tipo aperto, costituiti nei paesi dell’Unione europea, che investono prevalentemente in strumenti finanziari quotati (azioni, obbligazioni, etc.), che investono almeno il 75% dei capitali raccolti in società non quotate nella fase di: sperimentazione (seed financing); costituzione (start-up financing); avvio dell’attività (early-stage financing); sviluppo del prodotto (expansion financing). Ulteriori caratteristiche che devono possedere le società destinatarie dei Fvc, sono: che non devono essere quotate; devono avere sede legale nel territorio di uno Stato membro dell’Unione Europea (o dello Spazio Economico Europeo), a condizione che abbiano con l’Italia un accordo che consenta un adeguato scambio di informazioni ai fini fiscali; e che non devono essere detenute in via prevalente da persone fisiche, sia in forma diretta che indiretta. Ma anche: che devono essere soggette all’imposta sul reddito delle società (o imposta analoga prevista dalla legislazione locale) senza possibilità di esenzione né totale né parziale; esercitare attività di impresa da non più di 36 mesi; e avere un fatturato non superiore ai 50 milioni di euro (in base all’ultimo bilancio approvato prima dell’investimento del Fvc). Toccherà invece a un decreto ad hoc del Tesoro stabilire, tra l’altro, le modalità di rendicontazione annuale dei gestori dei Fvc per rispettare le condizioni sopra vise, e le sanzioni per il mancato rispetto di tali condizioni.

20 Comuni Più ricchi delal Provincia di bologna nel 2008

 

# Comune Contribuenti Contributi Reddito Medio
1 SAN LAZZARO DI SAVENA 20.496 € 591.008.230,00 € 28.835,30
2 BOLOGNA 243.359  € 6.923.357.279,00 € 28.449,15
3 PIANORO 11.100  € 299.903.612,00 € 27.018,34
4 SASSO MARCONI 9.507  € 253.086.272,00 € 26.621,04
5 MONTE SAN PIETRO 7.003  € 185.065.509,00 € 26.426,60
6 CASALECCHIO DI RENO 23.021  € 598.648.413,00 € 26.004,45
7 CASTENASO 9.537  € 246.058.634,00 € 25.800,42
8 ZOLA PREDOSA 11.982  € 307.328.182,00 € 25.649,16
9 MONTEVEGLIO 3.316  € 84.675.290,00 € 25.535,37
10 GRANAROLO DELL’EMILIA 6.743  €169.189.932,00 € 25.091,20
11 CASTEL MAGGIORE 11.326  € 281.999.422,00 € 24.898,41
12 OZZANO DELL’EMILIA 8.322  € 200.169.926,00 € 24.053,10
13 CALDERARA DI RENO 8.334  € 200.185.973,00 € 24.020,40
14 BUDRIO 11.356  € 270.637.612,00 € 23.832,13
15 CASTEL SAN PIETRO TERME 13.196  € 313.442.734,00 € 23.752,86
16 IMOLA 44.612  €1.050.309.106,00 € 23.543,20
17 ANZOLA DELL’EMILIA 7.700  €180.528.046,00 € 23.445,20
18 SAN GIORGIO DI PIANO 5.329  € 124.845.607,00 € 23.427,59
19 ARGELATO 6.351  €147.852.453,00 € 23.280,18
20 SAN GIOVANNI IN PERSICETO 16.952  € 393.834.544,00 € 23.232,34

 In ordine per Reddito Medio. Dalla Fonte dati del Sole 24 ore

bunga bunga

Getting married…

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Il ministro portoghese pinho si è dovuto dimettere per aver fatto le corna… Quindi Berlusconi cosa deve fare?

6 Nations 2009

È veramente crisi?

Camminando per Roma…

Don’t Wait too long – Chet baker – feb 11 2009

Iphone 3G, problemi di connessione!

Apple ha perso colpi forse un pò per la fretta di mettere in commercio i suoi nuovi prodotti.
Dopo i problemi di me.com che praticamente non “pusha” l’email (è stato quindi rinnovato gratuitamente anche il secondo mese dal lancio), si aggiunge il problema della connettività per gli iphone 3G. Infatti sembra che sopratutto negli states ci siano problemi di connessione nel passare da un campo con rete 2G a uno con rete 3G (e viceversa) con il risultato che le chiamate vanno giù, campo assente o al massimo con una tacca, etc… Sembra ci sia anche una causa comune contro l’apple (molto in voga negli states e poco in Italia). Leggendo i forum, l’apple da la colpa a AT&T, mentre AT&T ad Apple. L’aggiornamento dell’ultima versione 2.0.2 non ha dato i suoi frutti e quindi a meno che non sia colpa di AT&T (da tenere conto che la cosa si è riscontrata sopratutto negli states e qualche caso nel mondo) ma sembra cmq poco probabile, apple dovrà sostituire il chip di connessione (secondo gli esperti la colpa è proprio loro) degli apparecchi in giro. Cosa non da poco. Per il momento ufficialmente apple non ha dichiarato nulla.

Sembra che il motivo delle disconnessioni frequenti e della instabile navigazione Web dipendano principalmente dal chip Infineon che fornisce connettività 3G al dispositivo. BusinessWeek indica che Apple è al lavoro sul problema e presto fornirà una soluzione:

Due fonti riferiscono che Apple rilascerà probabilmente un aggiornamento software per la fine di settembre – se non entro questo mese – per risolvere il problema. Apple e Infineon sono al momento impegnate nei test del software che verrà integrato in un futuro update del firmware di iPhone. Quale sia l’esatto problema del chipset non è stato ancora chiarito, ma è probabile che Apple sia stata troppo cauta nelle impostazioni che determinano il passaggio da un network all’altro in condizioni di campo nullo o debole. In altre parole:

Apple ha programmato il chip Infineon per richiedere un segnale 3G molto più potente di quanto iPhone abbia effettivamente bisogno. Così, se troppe persone cercano di instradare una chiamata o di navigare in Internet in una certa area, alcuni dispositivi decideranno che c’è banda insufficiente e passeranno al network 2G, più lento, anche se in effetti ci sarebbe sufficiente banda in 3G.

Di tutt’altro avviso MSNBC che riporta un articolo di Ny Teknik – una rivista tecnica svedese – in cui si sostiene che i problemi di iPhone sono di natura hardware e non semplicemente software:

L’articolo diceva che molto probabilmente, la causa dei problemi in 3G derivano da regolazioni difettose che trasmettono poco segnale tra l’antenna e un amplificatore. Questo può portare a lentezza nella connettività 3G.

Nel mentre, da Cupertino arriva un semplice no comment ed il rifiuto di rilasciare alcuna dichiarazione sull’articolo.

Energia Nucleare, perchè non vanno costruite.

Da un’intervista a Jeremy Rifkin, guru dell’economia all’idrogeno, ecco alcuni passaggi importanti che ho estrapolato sul nucleare in Italia:

  • Tempi: Perchè il nucleare avesse un impatto bisognerebbe costruire 3 centrali ogni 30 giorni per 60 anni; e avremmo il 20% dell’energia.
  • Scorie: Non sappiamo ancora come trasportare e stoccare le scorie. Anche gli USA nonostante gli investimenti hanno il problema. Hanno investito 8 miliardi di dollari in 18 anni per stoccare i residui all’interno delle montagne Yucca dove avrebbero dovuto restare al sicuro per quasi 10 mila anni. Bene, hanno già cominciato a contaminare l’area nonostane i calcoli, i fondi e i superingegneri. Davvero l’Italia crede di saper fare meglio di noi?
  • Uranio: L’uranio nel 2025 comincerà a scarseggiare. I prezzi cresceranno come sta avvenendo per il petrolio e questo farà lievitare i costi.
  • Plutonio: Si potrebbe puntare sul plutonio, ma il rischio sarebbe di armare nuovi Paesi. In un era di terrorismo diffuso sarebbe una follia.

E infine quella che mi piace di più:

  • Acqua: Non c’è abbastanza acqua nel mondo per gestire gli impianti nucleari. Il 40% dell’acqua potabile francese raffredda i reattori.

Conclusione dell’intervista:

Q: A questo punto solo un pazzo potrebbe scegliere un’altra strada alla energie alternative. Eppure non è solo “Roma” ad aver riconsiderato il nucleare, perchè?

A: Credo che abbia a che fare con un gap generazionale, e velo dice uno che ha 63 anni. I vecchi politici, cresciuti con la sindrome del controllo, si sentono più a loro agio in un mondo in cui anche l’energia è somministrata da un’entità superiore.