Archive for category Italian

Sfida a tre.. cosa sceglierò?

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Io, Beppe Grillo e Veronesi

Non voglio sembrare quello che difende Veronesi, onestamente non me ne frega molto di lui lì. Però quello che voglio dire è che non c’è uno studio completamente accettato dalla comunità scientifica che possa mettere in correlazione diretta un inceneritore a recupero energetico (termovalorizzatore è un termine sbagliato) con l’incidenza dei tumori degli abitanti nella zona circostante. Anche le onde elettromagnetiche si sa che provocano un tumore ma non essendoci una correlazione diretta in nessuno studio oltre al biglietto di attenzione danger dentro la scatola del cellulare non si fa nulla. Domenica a Report dicevano che anche le vernici non naturali comprese quelle con cui sono verniciati i mobili (l’IKEA è avanti, non dipinge i mobili Wink ) possono provocare un tumore. E allora a che gioco giochiamo? 
Beppe grillo si batte contro Veronesi e gli inceneritori perché semplicemente è una battaglia comoda per lui. Perché Beppe Grillo non ha mai menzionato il problema cellulari/onde elettromagnetiche? Semplicemente perché pochi lo seguirebbero, forse nessuno. E perché non si batte contro le filiere alimentari? La frutta/verdura fuori stagione, secondo alcuni dagli effetti dannosi? Le banane che mangiamo tutti i giorni vengono dall’Africa, vengono raccolte acerbe, portate in Italia in navi che inquinano e fatte maturare nelle stive con gas, ma di questo nessuno fa cenno, anzi la banana la vogliamo tutto l’anno, non troppo matura ma neanche verde. Una banana maturata con gas non è dannosa? Ha cmq inquinato il mondo, perché fatto km e consumato carburante. Grillo non ha mai parlato di questo. 
Perché invece di perdere tempo ad accanirsi contro Veronesi non si batte per una legge che limiti al minimo o che in alcuni casi vieti (come si fa a comprare la frutta impacchettata e tagliata?!?) l’impacchettamento, le scatole, la plastica per avvolgere, etc? Il 40% dei rifiuti sono imballaggi. Risolviamo i problemi a monte e non a valle. Se non produciamo rifiuti non avremo bisogno di inceneritori. 
E’ giusto condurre battaglie ma attenzione a non cadere nella ipocrisia lottando solo contro ciò che ci fa comodo. 

Spero di aver chiarito la mia posizione su Beppe Grillo.

Il meno peggio.

Sono arrivato ad un punto che sono stanco delle parole della politica, perfino di quelle di Grillo. Sono un Ingegnere, io voglio fatti, non parole. Ad oggi Grillo ha fatto solo quest’ultime. Si fa presto a dire che il meno peggio non va bene, belle parole, però prendo molto sul serio il mio voto, e se andasse al governo il “peggio” per il mio voto o delle persone cui non sono riuscito a far ragionare, non me lo potrei perdonare.

Odio i comunisti e i sindacati perchè sono una delle rovine dell’Italia, non sono un’estremista di destra perchè l’integrazione e il rispetto delle diversità (se pur regolamentata) è la civiltà con la C maiuscola, e non posso dare il mio voto ad un nano mafioso che a 72 anni non ha nulla ma proprio nulla, ma proprio nullla, da dare ad un paese disastrato come l’Italia. Il meno peggio per me è proprio il PD. purtroppo. Speravo onestamente che con la creazione del PD si sarebbero visti volti nuovi, ma nulla. Ho votato alle primarie Letta economista di tutto rispetto (42 anni), ma nulla. L’unica cosa che questo partito può dare è la nascita di un partito unico che anche se non a questa elezione, segnerà l’inizio di un nuovo modo di fare politica. Non hanno inventato nulla, però penso sia l’inizio si un lungo processo di adeguamento all’Europa e agli states. Vi posso dire che non vedremo rivoluzioni se il PD andrà al governo, ma la vittoria del PD significa la morta dei partitini e spero l’ultima elezione di Berlusconi. Alle prossime avremo Fini che è rimasto nel buio proprio per non bruciarsi e perchè tanto sa che tra un paio di anni il nano verrà internato in clinica. però non sentirò la erre moscia di Bertinotti. Non sentirò gente come Boselli, l’ipocrita di Casini che mette in primo piano la famiglia e infatti lui è al terzo matrimonio, il partito mano in pasta napoletano di De Mita / Mastella. Con due partiti unici (oggi il PDL non lo è) questa gente non la vedremo più. Il processo è iniziato. poi ci sarà da mandare a casa la moglie di Fassino, Big Jim Rutelli, quei pazzi di Calderoli, Bossi. Però il processo politico che io speravo sarà iniziato.

Voto Veltroni perchè quando avevamo bisogno di gente come grillo, questo ha pensato di continuare a fare parole e scrivere sui blog. Non farò scheda nulla perchè è una forma di protesta inutile e priva di coraggio. Perchè oltre a leggere sui libri di storia che c’è stato il più grande caso di schede nulle in Italia, non serve a nulla perchè ci prende più voti andrà cmq al governo.

Voto il meno peggio perchè il peggio mi fa veramente paura.

Una donna alla guida di Confindustria

Emma Mercegaglia è stata eletta presidente di confindustria. La prima donna nella storia del nostro paese. Che qualcosa stia cambiando in Italia? Il plebescito (95% dei voti) mi fa pensare di no.

Google e il mestiere più antico del mondo

Roma – Ma Google è davvero l’azienda più moderna e innovativa del mondo? È davvero un modello da imitare a tutti i costi, un esempio mirabile della nuova generazione di imprese IT? Se lo è chiesto Nicholas G. Carr, noto esperto delle cose di rete, fornendo una risposta per certi versi inaspettata: Google non ha sviluppato alcun modello di business particolarmente innovativo, piuttosto fa cose nuove alla vecchia maniera.

Nella sua analisi, Carr individua tre pilastri del successo di Google. Primo: aver sviluppato un algoritmo efficace per la classificazione del web, in grado di descrivere in modo appropriato la rilevanza e l’autorevolezza di un sito e tradurre questi valori in una ricerca affidabile. Secondo, aver trovato un modo di far fruttare economicamente questa capacità: AdSense è un prodotto molto profittevole (garantisce il 99 per cento degli introiti di BigG), e non pare risentire in alcun modo del trascorrere del tempo.

Terzo, ma non meno importante, l’approccio di Searchzilla alla infrastruttura hardware. Google ha realizzato, o sta realizzando, data center poderosi sparsi per tutto il globo: la sua tecnologia di parallelizzazione dei task è tra le migliori al mondo, la velocità di risposta dei tool è quasi istantanea. In questo senso, sostiene Carr, Google è molto più avanti della concorrenza – vale a dire di Yahoo e Microsoft.

A parte queste tre conquiste, Garr non vede particolari successi made in Mountain View: fatta eccezione per Google Maps, nessuno degli strumenti offerti dall’azienda ha mai cambiato drasticamente la prospettiva della rete. La strategia di BigG, piuttosto, è di realizzare un gran numero di strumenti gratuiti per aumentare il traffico dei navigatori sui propri server: il costo di sviluppo e implementazione del tool è pressoché ininfluente rispetto al potenziale guadagno legato agli spazi pubblicitari, a prescindere dal successo che otterrà presso il pubblico.

Ma si tratta di una pratica che funziona solo per Google, spiega Carr: qualunque altra azienda si dovrebbe guardare bene dal lanciare decine di servizi senza futuro, tutti destinati a finire nel dimenticatoio oppure ad essere soppiantati da soluzioni più efficienti. BigG può farlo perché guadagna alla grande con la pubblicità, perché è quella la sua fonte principale di introiti. Altre startup IT finirebbero presto in bancarotta.

Quelli di Searchzilla, invece, fanno le cose con criterio: evitano di far lievitare le spese oltre il ragionevole, un errore comune nelle aziende più sprovvedute, reclutano i migliori cervelli sulla piazza e gli offrono le migliori condizioni di lavoro possibili, ivi compresa la libertà di fare quello che gli pare (entro certi limiti) anche durante l’orario di ufficio.

Insomma, Google segue e sta seguendo un iter noto e consolidato: una idea intelligente, un modo intelligente di guadagnarci, un po’ di sana competizione interna e buoni investimenti nella ricerca. Le altre aziende possono pure guardare a BigG per ispirarsi, ma le regole per ottenere successo – conclude Garr – non sono cambiate: permettere al talento di esprimersi, crescere senza fretta e pronti a correggere in corsa, evitare spese folli e ingiustificate. Se il mondo è cambiato, non significa che sia cambiato anche il mondo degli affari.

Luca Annunziata

Performance secondo l’età del capo azienda

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Quindi l’esperienza paga nel business?

Sono io un buon imprenditore?

In riferimento al mio articolo:

http://www.gdambra.com/2007/11/15/101/

Il sommo bene

Epicuro ritiene che il sommo bene sia il piacere (edonè). È necessario comprendere a fondo questo termine; Epicuro distingue due fondamentali tipologie di piacere:

  • Il piacere catastematico (statico)
  • Il piacere cinetico (dinamico).

Per piacere cinetico si intende il piacere transeunte, che dura per un istante e lascia poi l’uomo più insoddisfatto di prima. Sono piaceri cinetici quelli legati al corpo, alla soddisfazione dei sensi.

Il piacere catastematico è invece durevole, e consta della capacità di sapersi accontentare della propria vita, di godersi ogni momento come se fosse l’ultimo, senza preoccupazioni per l’avvenire.

Le sette regole per riconoscere se siete/sarete un imprenditore:

  1. Non siete per natura inclini a lavorare alle dipendenze di altri. In genere, coloro che stabiliscono con successo un’attività imprenditoriale hanno genitori che esercitavano un’attività lavorativa autonoma. È solitamente più semplice ottenere lavoro da un’azienda che avviare un’attività in proprio: le persone che scelgono questa seconda alternativa spesso hanno avuto l’esempio diretto di un genitore.
  2. Non rendete come dipendenti. Inutile girarci intorno: spesso, coloro che si mettono in proprio sono stati licenziati o hanno cambiato più di un lavoro. E non licenziati per esubero o passati a un lavoro meglio retribuito: licenziati in tronco o dimessisi spontaneamente prima che lo facessero gli altri. Queste vicende però vanno lette come un segno del mercato che vi dice che l’unica persona in grado di motivarvi e di gestirvi efficacemente siete voi stessi.
  3. Non credete nel miraggio del “lavoro sicuro” e ritenete che l’invidia per le poche persone rimaste con lo stesso datore di lavoro per 25 o 30 anni non sia giustificata. In effetti quante persone conoscete che siano in grado di rimanere presso una stessa azienda tanto a lungo? In un’economia che muta così rapidamente, la sicurezza del lavoro può essere terribilmente evanescente.
  4. Siete arrivati all’apice o a un punto morto. A volte, la motivazione per iniziare un’attività imprenditoriale deriva dall’aver raggiunto il massimo nell’ambiente di lavoro attuale, dall’essersi guardati attorno ed essersi detti: “E adesso?” Un successo precoce può essere eccitante, ma un abbandono precoce delle attività può portare persone attive e motivate a un disorientamento persino drammatico.
  5. Avete già sondato il mercato. Inutile persino parlare di idea grandiosa se non ci si è preoccupati di verificare se esiste un mercato per quel prodotto o servizio. Come potranno testimoniare i tanti che hanno raccolto insuccessi dalla loro avventura su Internet, “grandioso” non si traduce necessariamente in “redditizio”. Non è il caso nemmeno di pensare ad avviare un’attività se non esiste una possibilità concreta che questa attirerà clienti.
  6. Avete il sostegno dei vostri familiari. L’avvio di un’attività è motivo di stress anche nelle migliori condizioni. Tentare di affrontarla senza il supporto delle persone care è imprudente.
  7. Per quanto riteniate di essere eccezionali nel promuovere un’azienda, per quanto vi sentiate portati per il lato finanziario dell’attività imprenditoriale, per quanto disponiate del know-how tecnico o creativo indispensabile per realizzare un particolare prodotto, sappiate che non ce la potete fare da soli.

Un Ministro non deve saper parlare almeno una seconda lingua?

E’ in corso a Lisbona la riunione informale dei ministri europei della Giustizia e dell’Interno. Per decisione della presidenza portoghese, al pranzo di lavoro le lingue tradotte saranno solo inglese, francese, tedesco, portoghese e sloveno. A quanto ci risulta, il ministro Mastella, che non padroneggia adeguatamente nessuna di queste lingue, si è giustamente lamentato per la mancanza dell’italiano senza tuttavia creare un caso diplomatico.

 La questione è: meglio far parte di un Paese, come la Germania, talmente forte in Europa che nessuno si permette di escluderne la lingua nelle riunioni di qualsiasi livello; oppure meglio far parte di un Paese i cui ministri siano in grado di capire e di esprimersi correttamente almeno in inglese o in francese?