Very Cool!
[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=ebd7ONuE-PA[/youtube]
Very Cool!
[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=ebd7ONuE-PA[/youtube]

Eh eh, alla fine il singolo di questa cantante “Put your records on” impervia su tutte le radio. Le mie previsioni sono risultate veritiere. La sua casa discografica ha deciso cosa dobbiamo ascoltare anche nel 2006
Ottima la prestazione del contrabbasso, che si esibisce suonando anche da solo una canzone, “travelling night”. Roberto Gatto dimostra essere una ottima presenza nel panorama jazzistico italiano. Molto bravo anche il pianista, forse un pò in ombra, ma col duro lavoro del mediano.Link:
http://www.gianlucapetrella.com/
http://www.enricorava.com/
http://www.jazzitalia.net/
Jan 5
Posted by GP in Italian, Life Style, Music | No Comments
Robert Johnson è senza dubbio il più celebrato dei bluesmen del Mississipi che negli anni ‘30 sintetizzarono e svilupparono ciò che era stato creato fin da allora da un punto di vista chitarristico e vocale.
Figlio illegittimo di Julia Dodds e Noah Johnson, nacque nel 1911 a Hazlehurst, nella parte meridionale dello Stato del Mississipi, ma si trasferì presto con la madre nella parte nord, nella piccola città di Robinsonville attorno al 1920. Un’infanzia ai margini che segnò il carattere di Johnson, sempre più introverso e rissoso con il passare degli anni e che contribuì ad avvicinare il giovane Robert alla musica ed in particolare al Blues ed alla chitarra. Cresciuto musicalmente sotto l’influenza di Son House, Charlie Patton e Willie Brown, i quali nel 1930 si esibivano in feste, locali e pic nic dalle parti di Robinsonville, il piccolo Robert prima di assorbire i rudimenti della chitarra, la maggior parte dei quali guardando il fratello più grande Charles, imparò autodidatta a suonare l’armonica.
Non si conosce molto della vita personale di Johnson se non che verso il 1930, dopo aver trascorso alcuni anni a Memphis, si sposò e si trasferì con sua moglie Virginia Travis a Robinsville; quest’ultima morì durante il parto del primogenito, anch’esso deceduto insieme alla madre. Il diciannovenne Robert si vide sparire in pochi istanti la sua piccola famiglia di cui andava orgoglioso e se fin da allora vedeva il proprio futuro nient’altro che come mezzadro nei campi di cotone del Mississippi, da quel giorno si rifugiò nella musica per cercare sollievo dalla profonda ferita.
Il Bluesman Ike Zinnerman divenne il suo maestro e i due cominciarono presto ad esibirsi nelle strade del piccolo paese; l’anno seguente, Robert Johnson si sposò nuovamente con una certa Calletta Craft e i due decisero di trasferirsi a Copiah County, un piccolo villaggio a sud di Huzlehurst, ma il legame durò poco, anche perchè la mente di Johnson era altrove, totalmente stregato dalla chitarra che non lasciava mai, esercitandosi giorno e notte.
In un tempo incredibilmente breve, egli raggiunse livelli così straordinari nel suonare la chitarra in stile Blues che presto la fama di grande Blues player si diffuse nell’intero Mississippi, così decise di intraprendere la carriera di musicista itinerante, viaggiando per tutte le principali città del Sud: Clarksdale, Rosedale, Itta Bena, Greenville, Shaw, Gunnison, Hollandale, Tunica, Marvell, Yazoo City.
Tornando un giorno nel vecchio paese di Robinsville, Son House e Willie Brown rimasero a bocca aperta nel vedere che dannato chitarrista era diventato il piccolo e gracile Robert. Nelle registrazioni del ‘36 e del ‘37, si possono percepire le radici di Robert Johnson provenienti non solo da Son House e Willie Brown, bensì anche da altri come Skip James, Johnny Temple e Hambone Willie Newbern, con i quali Johnson ebbe la possibilità di venir a contatto nelle sue scorribande lungo il Grande Fiume del Sud. Realizzò anche alcune registrazioni con Bluesmen del calibro di Leroy Carr, Peetie Wheatstraw e Lonnie Johnson.
Era molto geloso del suo stile di suonare e non rivelava mai a nessuno i segreti della sua tecnica, dopotutto era la sua unica fonte di vita. Trascorse la maggior parte del tempo a viaggiare e spostarsi nelle varie città del Delta, cercando di assorbire qualsiasi tipo di influenza musicale, ogni ora del giorno o della notte era buona per mettersi in partenza, spostarsi era una necessità irrinunciabile.
L’inconfondibile voce, soffocata dall’appassionata e agonizzante tensione, insieme alla brillante tecnica chitarristica che svaria dall’energetico percussivo fraseggio slide ad efficaci pattern di basso ereditati dai primi pianisti di Boogie Woogie fa sì che Robert Johnson sia considerato la personificazione del Delta-Blues; tale celebrazione deriva non solo dall’influenza, il talento e il fascino musicale che egli ha esercitato ed esercita tutt’ora sui musicisti che lo hanno succeduto, ma anche dal mistero, dalla leggenda che avvolge la vita di questo straordinario artista.
Al di là di questa affascinante ed inquietante storia, si sa ben poco di come Johnson abbia potuto in così breve tempo sviluppare queste irresistibili capacità di compositore e chitarrista. A testimonianza del talento del figlio del Blues coloro che hanno sia viaggiato che suonato con lui dicono che fosse capace di conversare in una stanza piena di persone senza prestare la minima attenzione alla musica di una radio che si poteva udire a malapena nella confusione, ma che il giorno dopo era capace di suonare nota per nota le canzoni che erano state trasmesse!! Il persistente tema presente in molti suoi Blues era il quasi mistico sentimento di disperazione e persecuzione che provocavano in lui gli spiriti demoniaci che egli diceva aleggiavano nella sua anima; questa battaglia interiore emerge in pezzi come “Cross Road Blues”, “Preachin’ Blues”, “If I had Possession over Judgement Day”, “Stones in my Passway”, “Hellhound on my Trail” e “Me and the Devil”.
Robert Johnson ha dipinto quadri nelle sue canzoni che riflettevano il suo stile di vita di viaggiatore, donnaiolo, uomo di strada sempre e comunque immerso nell’eccesso. Fra i suoi pezzi leggendari troviamo “ I Believe I Dust my Broom”, “Sweet Home Chicago”, “Rambling on my Mind”, “Terraplane Blues”, “They’re Red Hot”, “Walking Blues”,”Drunken Hearted Man”. Vi era anche un lato romantico nell’animo di Johnson, rintracciabile in Blues come “When you got a good Friend”, “Little Queen of Spades”, “Love in Vain”, “I’m steady Rolling Man”, “Honeymoon Blues”.
Questo genio musicale incontrò la morte improvvisamente e tragicamente all’età di 26 anni, vicino Greenwood, Mississippi, nel pieno del suo successo, avvelenato in un locale notturno da un uomo convinto che Johnson corteggiasse sua moglie.
Nella sua breve carriera registrò solamente una trentina di brani, ma lasciando una straordinaria eredità musicale per tutti i musicisti Blues, da Robert Lockwood a Johnny Shines, David Edwards, Eddie Taylor e due giganti del Blues cittadino di Chicago del dopoguerra come Muddy Waters ed Elmore James. Sua madre e suo cognato assistettero alla sepoltura nel cimitero della vecchia Zion Church, vicino a Morgan City, Mississipi. A 50 anni dalla sua morte nel 1990 la Colombia Records ha pubblicato in formato CD una raccolta completa che è diventata in breve tempo disco d’oro ed ha vinto il premio Grammy come miglior album dell’anno negli Stati Uniti. Nessuno come Robert Johnson, forse con l’eccezione di Jimi Hendrix, è riuscito a tracciare una nuova strada nelle potenzialità espressive della chitarra e della musica in generale, indicando inesplorati sentieri da battere per le future generazioni di musicisti; Johnson e Hendrix uniti da un tragico destino, alieni provenienti da chissà quale pianeta.
I Blackbird furono la sua prima Rock ‘n’ Roll Band. Verso la fine del 69 Jimmie si trasferì ad Austin attratto dall’ambiente Blues che si era creato. In quegli anni ci fu una specie di esodo degli appassionati di Blues da Dallas ad Austin. “Ci trasferimmo tutti ad Austin perchè l’ambiente era più aperto al blues e agli originals”. Nel ‘72 Stevie lascia Dallas per Austin. In quell’estate incontrò per la prima volta Albert King.
“Quella sera suonavo in un altro locale. A un certo punto presi in mano il microfono e dissi: Signori e Signore non so voi, ma io vado ad ascoltare Albert King”. E così fece.
“Quando finì di suonare venne verso di me, mi diede la sua chitarra e mi strinse la mano: è una cosa che non scorderò mai. Lo incontrai tre anni e mezzo più tardi. Fu quella notte che mi chiamò sul palco a suonare. Pensavo che mi avrebbe fatto suonare solo un brano , ma finii per suonare per il resto della notte”.
Dopo varie formazioni Little Stevie, soprannominato così ad Austin, nel 1981 riuscì a formare un Power Trio con Chris Layton alla batteria e Tommy Shannon al basso, e fu in questo momento che la band iniziò a chiamarsi “Stevie Ray Vaughan and Double Trouble.
Durante il Montreaux Jazz Festival in Svizzera nel 1982 fu notato dal pop singer David Bowie che lo chiamò a far parte della band che lo accompagnava, e Jackson Brown gli offrì il suo studio per far incidere a una demo. Quel demo fu ascoltato dal produttore John Hammond che riuscì a far ottenere a Stevie un contratto con la Epic.
Il suo primo disco fu “Texas Flood”. La musica era piena di fuoco. C’era qualcosa di veramente personale e speciale nelle parti di chitarra ritmica dei brani, come Pride And Joy e I’m Crying, che hanno fatto dello shuffle texano una prerogativa di SRV.
“Al giorno d’oggi pare che qualsiasi cosa tu faccia sia stata già fatta. Deve essere stata una cosa meravigliosa vivere nel periodo in cui l’electric blues si stava delineando come forma musicale americana. Per persone come T-Bone e Muddy, Hubert Sumlin, Jimmy Rogers, Lightin’ Hopkins, Buddy Guy, Albert King, B.B. King e freddie King deve essere stato bellissimo creare questo tipo di musica. Loro si meritano tutto il rispetto per essere ststi gli innovatori di questa musica”.
Nel 1985 il tastierista Reese Wy Nans si unì alla band. In questo periodo Stevie rincorre l’ombra di Jimi Hendrix. Era il collegamento vivente ad Hendrix agli occhi di una generazione che era cresciuto dopo la scomparsa di Jimi. Il chitarrista Van Wings di Austin racconta: “Hendrix era sempre nei suoi pensieri…nel suo cuore e nelle sue dita”. La vita di Stevie Ray poteva sembrare come una rosea storia di successo ma dall’interno le cose erano molto diverse. Stevie faceva uso di sostanze e queste stavano ostacolando la sua carriera, ma Stevie riuscì a uscirne fuori.
L’ottava edizione del Austin Music Awards aveva nominato Stevie musicista del decennio e in quella occasione egli disse: “Voglio ringraziare Dio per essere vivo e voglio ringraziare tutte le persone che con amore mi hanno riportato alla vita perchè oggi potessi essere qui con voi”.
Stevie Ray Vaughan all’apice del suo successo, dopo un concerto, il 27 Agosto 1990 è morto in una notte nebbiosa a causa di un incidente aereo; l’elicottero che lo portava a Chicago è precipitato. Con la sua morte la storia del grande chitarrista texano è diventata leggenda, e a dieci anni dalla sua scomparsa il ricordo e la sua musica crescono di giorna in giorno.
Discography
TEXAS FLOOD – 1983
COULDN’T STAND THE WEATHER – 1984
SOUL TO SOUL – 1985
LIVE ALIVE – 1986
IN STEP – 1989
FAMILY STYLE – 1990
In più altri successivi alla sua morte.